ultima nota stonata da Ryv alle ore 21:34
venerdì, 26 giugno 2009



Che succede, disse il nano al gigante.
Non lo so, rispose l'altro, è che mi sento tanto impotente capita a volte, forse spesso.
Il nano lo guardò e lo squadrò dal basso, poi scrollò la testa ed esalò l'aria inspirata profondamente.
Capita, pensa a me che lo sono sempre, impotente, disse.
Poi continuò, forse è solo questione di alzare lo sguardo e guardare poco più in là..

Il nano alzò lo sguardo e vide la collina.
Il gigante alzò lo sguardo e vide il cielo.

Nel silenzio tutto ciò si confuse...e passò.


Chi sono io?


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ultima nota stonata da Ryv alle ore 11:52
giovedì, 18 giugno 2009



Francamente ritenevi così buffo che ancora avessi, in un angolo imprecisato della stanza che t'hanno affibbiato, uno scoiattolino di peluche da accarezzare mentre ti abbandonavi, con sguardo vacuo, ora alla parete, ora al soffitto, fino alla loro unione, come fosse un nuovo straordinario orizzonte.
Eppure eri lì, con le dita, a scombinargli la coda, a darle una forma, sembrando un perfetto acconciatore che non avesse nemmeno il benché minimo bisogno di guardare i suoi gesti per capire fossero quelli giusti.
E' una settimana particolare. E' stata una settimana particolare.
E non è nemmeno finità, ne sei a metà, in bilico.
Sei in una posizione scomoda, come su una baraustra incandescente, teso come una corda di violino e sicuro che, qualunque fosse l'angolazione di caduta, non avresti potuto evitare ferite di ogni sorta.
Cadendo indietro, di schiena, ti avrebbe trafitto la raffica di punteruoli sapientemente piantati qua e là, con ordine, con un ordine meticoloso, e, a pensarci, continui a chiederti come diamine sei riuscito a superarli fino a quel punto.
Cadendo avanti, le sferzate fredde e affilate delle domande e certezze e ridomande e riovvietà della belva chiamata futuro, t'avrebbero investito lasciando di te, soltanto brandelli di forma diversa, ognuno con un proprio motivo di strano essere, ognuno con un proprio ineluttabile significato.
E allora ti irrigidisci sempre più, su quella balaustra.
Speri tanto che camuffarti come una delle svariate barre di ferro che ne fanno parte potesse quantomeno rallentare l'inesorabile certezza di essere scoperto, lì, e spinto avanti o dietro.
Quando ti scuoti da quei pensieri, quando riacquisti una visione realistica del dove, del quando e del come sei, ricominci a rivedere quell'orizzonte, poi solo un soffitto, poi solo una parete.
Infine di nuovo il peluche.
Stavolta lo guardi, e sorridi appena alla terribile coda arruffata.
Scrolli il capo, e guardi il telefono.
Poi ti alzi, e vai lontano, lontano da lì...
Lontano da te stesso, da tutto.
E' tutto così fottutamente complicato.
E non permetterai mai, come qualcuno già disse, che altri, incrociandoti possano dire che i tuoi vent'anni, benché sei andato un po' oltre, possano essere gli anni più felici della tua vita.
Sai solo una cosa.
Una sola.
Una piccola cosa.
Vuoi tremendamente quel complicato.
Lo vuoi perché hai capito che è proprio quello che ti aiuta a superare i punteruoli sulla via, anche ad occhi chiusi, a prescindere se poi incombano nei momenti in cui ritorni a sentirti, lì, in bilico, senza fiato.

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ultima nota stonata da Ryv alle ore 07:07
mercoledì, 10 giugno 2009



In tempo...
...
...
...
ma passa anche quello, di tempo.

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ultima nota stonata da Ryv alle ore 09:47
martedì, 09 giugno 2009


Contavi le goccie che si infrangevano sul sottile limitare dell'acqua, nel lavandino.
Le contavi e ti chiedevi se questa volta sarebbero state così forti da sostenersi e non cadere nello scarico, una volta apertolo.
Vincere la gravità non è un gioco da ragazzi, forse nemmeno da uomini e sicuramente men che meno da vecchi.
Figuriamoci delle povere goccioline.
Ma a quel punto poco importava, la tua ennesima curiosità senza speranza dovevi soddisfarla.
Ti eri chinato allora sul lavandino, aperto più forte il getto, cercando il caldo di quel liquido, e ti eri lanciato un paio di manate sul volto, come volessi annegarti.
Poi avevi chiuso il rubinetto, afferrato l'asciugamano incurante del poter far cadere altro e ti eri asciugato, velocemente.
Non potevi più attendere.
Hai abbassato quella leva strana, che ricordi potesse essere delle più svariate forme, dietro al rubinetto, ma che la tua era una semplice asticina tristemente uguale in tutte le sue parti, e avevi azionato quel misterioso ingranaggio che avrebbe aperto lo scarico.
Eri deluso, piacevolmente deluso.
L'acqua, seguendo il suo corso, aveva cominciato a scender giù, sempre più veloce...
Ma.
Ma.
Ma. Era come non vedessi più acqua.
Avevi come la sensazione fosse qualcosa di più denso, colorato....rosso.
Era sangue.
Scrolli la testa, rialzandoti con mezzo passo all'indietro, scomposto, sgraziato, lasciando l'asciugamano rovinare a terra, molle.
Hai controllato d'istinto stessi sanguinando, ma nemmeno l'ombra di un taglio. Non capivi.
L'acqua era di nuovo lì.
L'acqua era di nuovo acqua.
Ma tu avevi comunque quell'immagine in testa, stranamente ancorati lì, proprio lì.
Ancora, non capivi.
Eppure quell'immagine non se ne andava. Ti sentivi un allucinato, sorridevi nervosamente.
Ti sentivi un allucinato, a maggior ragione nel momento in cui hai percepito due braccia non fossero tue, attaccate al tuo corpo, sanguinanti.
Non erano tu, no...e sapevi di chi potessero essere.
Hai picchiato il pugno, tuo, sul bordo del lavandino, e sei uscito di corsa, dal bagno, di casa, dalla tua mente.

Per strada pensavi.
Per strada ti guardavi attorno.
Per strada alzavi gli occhi al cielo, scuro.
Per strada restavi incurante ai fari delle auto che ti centravano in pieno.
Per strada pensavi.
Una due...tre cose.
Per strada pensavi che ritrovare un tuo posto in un qualcosa che ritenevi perso, sul serio, potesse rivelarsi un'ancora per la tua mente, uno spillo che ti punge ricordandoti di esser sveglio, uno sguardo che pian piano ti costringerebbe ad alzare il tuo da terra.
Per strada pensavi che quell'immagine vista in bagno non saresti riuscito a sopportarla un secondo di più, che speravi non potesse esser vero, che non ne avesse il coraggio per ora, e che capisse fosse inutile, dopo. [non provare a farlo.]
Per strada pensavi che...
...hai sorriso spesso ieri.
Hai sorriso e non vuoi perderlo per un bel po'.
Lo speri.




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