Francamente ritenevi così buffo che ancora avessi, in un angolo imprecisato della stanza che t'hanno affibbiato, uno scoiattolino di peluche da accarezzare mentre ti abbandonavi, con sguardo vacuo, ora alla parete, ora al soffitto, fino alla loro unione, come fosse un nuovo straordinario orizzonte.
Eppure eri lì, con le dita, a scombinargli la coda, a darle una forma, sembrando un perfetto acconciatore che non avesse nemmeno il benché minimo bisogno di guardare i suoi gesti per capire fossero quelli giusti.
E' una settimana particolare. E' stata una settimana particolare.
E non è nemmeno finità, ne sei a metà, in bilico.
Sei in una posizione scomoda, come su una baraustra incandescente, teso come una corda di violino e sicuro che, qualunque fosse l'angolazione di caduta, non avresti potuto evitare ferite di ogni sorta.
Cadendo indietro, di schiena, ti avrebbe trafitto la raffica di punteruoli sapientemente piantati qua e là, con ordine, con un ordine meticoloso, e, a pensarci, continui a chiederti come diamine sei riuscito a superarli fino a quel punto.
Cadendo avanti, le sferzate fredde e affilate delle domande e certezze e ridomande e riovvietà della belva chiamata futuro, t'avrebbero investito lasciando di te, soltanto brandelli di forma diversa, ognuno con un proprio motivo di strano essere, ognuno con un proprio ineluttabile significato.
E allora ti irrigidisci sempre più, su quella balaustra.
Speri tanto che camuffarti come una delle svariate barre di ferro che ne fanno parte potesse quantomeno rallentare l'inesorabile certezza di essere scoperto, lì, e spinto avanti o dietro.
Quando ti scuoti da quei pensieri, quando riacquisti una visione realistica del dove, del quando e del come sei, ricominci a rivedere quell'orizzonte, poi solo un soffitto, poi solo una parete.
Infine di nuovo il peluche.
Stavolta lo guardi, e sorridi appena alla terribile coda arruffata.
Scrolli il capo, e guardi il telefono.
Poi ti alzi, e vai lontano, lontano da lì...
Lontano da te stesso, da tutto.
E' tutto così fottutamente complicato.
E non permetterai mai, come qualcuno già disse, che altri, incrociandoti possano dire che i tuoi vent'anni, benché sei andato un po' oltre, possano essere gli anni più felici della tua vita.
Sai solo una cosa.
Una sola.
Una piccola cosa.
Vuoi tremendamente quel complicato.
Lo vuoi perché hai capito che è proprio quello che ti aiuta a superare i punteruoli sulla via, anche ad occhi chiusi, a prescindere se poi incombano nei momenti in cui ritorni a sentirti, lì, in bilico, senza fiato.
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