ultima nota stonata da Ryv alle ore 11:17
martedì, 28 aprile 2009


A volte le pagine dei libri sono tante. Basta voltarle.
Eppure...
E' talmente strano, ma alcune pesano sempre più di altre e, se non si è abbastanza allenati, diventa difficile saperlo fare.
Poi accade che alcune si incespichino tra loro, e se ne salta qualcuna.
Quando questo accade, ci se ne rende conto troppo tardi.
Si torna indietro, si ritrova la pagina mancante, la si legge.
Ma con quali occhi?
Sicuramente non gli occhi di che debba scoprire, alla caccia del nuovo e nell'immedesimazione dei suoi sentimenti sempre cangianti e mai lineari che contraddistingue chi, a ragion veduta, ha voglia di vivere e assaporare attimo dopo attimo.
No, non sono quelli.
Si rilegge la pagina saltata, con uno sguardo proiettato al passato, coi dubbi e le perplessità sorgenti dal saper cosa vi sia dopo.
E' per questo che si diventa schiavi di un gioco troppo grande dove è il tempo a vincere sempre e comunque.
Per quanto ci si possa sforzare nel rimediare, mai e poi mai v'è la certezza di una soluzione, né, tantomeno, di una vittoria.
Ed io ci vivo perennemente in questa condizione.
E' straziante.
E' come essere sempre un passo indietro, una condizione di non appartenenza né al presente né al passato.
Il futuro è utopia.
Perché fermandomi a cercare le pagine mancanti, irrimediabilmente, perdo quelle presenti, che, a loro volta diventano mancanti.
E' come vivere o sopravvivere a scatti.
E' come premere costantemente il tasto "pausa" a ripetizione davanti ad un registratore. E tutto rallenta, va avanti e rallenta.
E anche crescere diventa complicato in una situazione simile: puoi trovare il lampo rivelatore tra una pausa e l'altra così come perderlo per chissà quanto tempo, forse anche per sempre.
Allora, quando ti rendi conto di questo, capisci benissimo che da soli non ce la si fa.

La solitudine che amavi, diventa il primo motivo di rammarico.

Perché quando sei solo, nessuno può forzare quel circolo di pausa/play che continui a fare; nessuno ti strappa quel dannato telecomando dalle mani forzandoti a tenere il tuo film a velocità normale.
E ne soffri, oh se ne soffri.
L'unica cosa positiva che trovi in tutto ciò è il poterti impedire di piangere: premi pausa sempre in quel momento.
E quando lasci di nuovo scorrere, sono già altre scene.
Cosa ci sarà stato nel frattempo?
Non lo saprai mai, o forse...
Premi pausa e ci pensi. E intanto il resto scorre. Riavvii le immagini...
...ehi, ma dove sei arrivato?
E' un circolo dal quale non ne uscirai mai, così.
Lo sai.
Lo so.

Hai voglia di tante cose.
Hai voglia forse di una cosa sola, adesso.

Memorie di un tossicodipendente
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ultima nota stonata da Ryv alle ore 08:24
domenica, 26 aprile 2009



Era così.
Un'angoscia che ti attanaglia la notte e che il giorno si trasforma in noncuranza.
Speriamo di dormir stanotte, ma in fondo...
...Non mi importa.


Memorie di un tossicodipendente.
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ultima nota stonata da Ryv alle ore 17:53
lunedì, 20 aprile 2009



Another cigarette.


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ultima nota stonata da Ryv alle ore 11:37
venerdì, 17 aprile 2009


Ieri, Pisa.
Un giorno come molti altri, forse anche no.

Voli di ripianti.
O di rimorsi?
Perché quando rimpianti e rimorsi ti fondono, puoi stare anche ad alta quota che sembrano spirali ti tengano basso.

Unica nota positiva: ho visto il tramonto più bello della mia vita, fra pensieri che fanno male e non.
Decollando, si tagliano via i nuvoloni che portavano pioggia abbondante in terra, si trapanano, infilzanoe si sbuca al di sopra.
Bianco, tutto bianco, sopra.
Un manto bianco che sembrava esser fatto di densi, anzi densissimi, strati di cotone gettato alla rinfusa a compattarsi tutto insieme.
Uno scenario bianco che dava quasi dell'irreale.
Uno scenario che lasciava il posto, all'orizzone, allo spettacolo di quel tramonto.
Rosso, che sfumava all'arancio, sormontando tutto quel bianco.
E poi giallo e verde e celeste, via via sempre più blu.
Quando apparve la prima stella, non v'era più nulla...
...tutto quanto è meraviglioso si rivela fottutamente effimero.

Perché ad esser effimere non siano altre cose...?





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ultima nota stonata da Ryv alle ore 09:17
martedì, 14 aprile 2009



Spifferi d'aria ovunque.

..e ne soffoco.


Memorie di un tossicodipendente.
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ultima nota stonata da Ryv alle ore 16:36
sabato, 11 aprile 2009


Quando ci si sveglia, o perlomeno quando mi sveglio, dopo una notte travagliata, tra un aggrovigliarsi di lenzuola e un sudare freddo per chissà quale diamine di immagini oniriche sfavorevoli, si può esser sicuri, la giornata non sia delle migliori.
Momenti in cui ti chiedi perché di questo, perché dell'altro, e mai una volta che ti possa riuscire di venirne a capo.
Scandagli ogni minima fottutissima frase mentale e ne cerchi il succo fino ad arrivare ad un: "Com'è morto mio nonno?"
Già, com'è morto?
Ero piccolo, avrei avuto attorno l'ottavo-nono anno di vita e mamma mi disse, lo ricordo ancora, nonnostamale.
Avevo cominciato a restare poco a casa, andando a passare il tempo ora da questo zio, ora dall'altro vicino, ora dall'altra nonna.
E il tempo passava, io ero inconsapevole.
Cos'avrà voluto dire mia madre? Nonno ha la febbre?
Era anziano, poteva starci; non capivo perché star tutto il giorno fuori casa, fino a sera.
E dove diavolo si cacciava mia madre? Forse a casa del nonno?
Bah...com'è arcano sto mondo.
Passò più o meno un mese, da quel via vai, viaggia di qua viaggia di là.
Poi...nonnoèmorto,
Altra notizia tra l'affascinante e l'angosciante.
Anche stavolta, cosa avrà voluto dire?
Sarà, ma ricordo solo quella frase. Nonno è morto.
E' morto.
E questo ancora adesso era l'unica cosa che sapessi.
Nonno è morto.
Son dovuti passare anni ed anni prima di fermarmi un attimo e chiedermi e chiederle:
Mamma, ma nonno...com'è morto?
E tutto ciò, come al solito ha scandalizzato più me stesso che mia madre.
Ci sono voluti così tanti anni per rendermene conto?
Non lo so, è come se pian piano stessi avvicinandomi alla retta parallela chiamata realtà.
Io ho sin da piccolo viaggiato accanto adessa, fingendo di sfiorarla e mai facendolo veramente.
Mi son trovato a pensare, a costruirmi un quadro tutto mio, ho cominciato a posizionare su questo quadro tutti i piccoli tasselli di un'infanzia col senno di poi.
Dicono sia qualcosa che spesso accade quando si è adulti, fare un resoconto della propria vita sembra essere la boa attorno al quale si gira prima di ripiombare nel diventare vecchi tornando anche bambini.
Perché io sto facendolo adesso? E' un vantaggio?
Non sono tranquillo, questo è sicuro.

E poi, non ci sono solo tasselli d'infanzia da posizionare, ma anche qualcuno recente. Quel tassello, non so da che parte vada, non so come debba esser inserito, n'é quale sia il disegno dovrebbe uscirne. E' ancora troppo sfocato, o sono io a non vederci? Se una scelta era fatta, adesso, viene meno nel momento in cui debba posizionarla lì, sul quadro. Non si tratta di mettere o non mettere, ma di come farlo.
Ed è assurdo come tutto mi risulti così difficile; è in questi momenti che mi chiedo:
Quanta apparenza c'è in questo mio sentirmi vicino al reale?
Forse non lo sono.
Forse non lo è.
Forse non è stato reale.
Forse sì.
Forse vorrei.
Forse no.

Ci sono volte che mandarti a fanculo da solo ti fa stare bene.
Questo è uno di quei momenti.

Voglio uscire da tutto ciò.
Non voglio più dannarmi, non voglio più soffrirne.
Perché deve esser così difficile?
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