Quando ci si sveglia, o perlomeno quando mi sveglio, dopo una notte travagliata, tra un aggrovigliarsi di lenzuola e un sudare freddo per chissà quale diamine di immagini oniriche sfavorevoli, si può esser sicuri, la giornata non sia delle migliori.
Momenti in cui ti chiedi perché di questo, perché dell'altro, e mai una volta che ti possa riuscire di venirne a capo.
Scandagli ogni minima fottutissima frase mentale e ne cerchi il succo fino ad arrivare ad un: "Com'è morto mio nonno?"
Già, com'è morto?
Ero piccolo, avrei avuto attorno l'ottavo-nono anno di vita e mamma mi disse, lo ricordo ancora, nonnostamale.
Avevo cominciato a restare poco a casa, andando a passare il tempo ora da questo zio, ora dall'altro vicino, ora dall'altra nonna.
E il tempo passava, io ero inconsapevole.
Cos'avrà voluto dire mia madre? Nonno ha la febbre?
Era anziano, poteva starci; non capivo perché star tutto il giorno fuori casa, fino a sera.
E dove diavolo si cacciava mia madre? Forse a casa del nonno?
Bah...com'è arcano sto mondo.
Passò più o meno un mese, da quel via vai, viaggia di qua viaggia di là.
Poi...nonnoèmorto,
Altra notizia tra l'affascinante e l'angosciante.
Anche stavolta, cosa avrà voluto dire?
Sarà, ma ricordo solo quella frase. Nonno è morto.
E' morto.
E questo ancora adesso era l'unica cosa che sapessi.
Nonno è morto.
Son dovuti passare anni ed anni prima di fermarmi un attimo e chiedermi e chiederle:
Mamma, ma nonno...com'è morto?
E tutto ciò, come al solito ha scandalizzato più me stesso che mia madre.
Ci sono voluti così tanti anni per rendermene conto?
Non lo so, è come se pian piano stessi avvicinandomi alla retta parallela chiamata realtà.
Io ho sin da piccolo viaggiato accanto adessa, fingendo di sfiorarla e mai facendolo veramente.
Mi son trovato a pensare, a costruirmi un quadro tutto mio, ho cominciato a posizionare su questo quadro tutti i piccoli tasselli di un'infanzia col senno di poi.
Dicono sia qualcosa che spesso accade quando si è adulti, fare un resoconto della propria vita sembra essere la boa attorno al quale si gira prima di ripiombare nel diventare vecchi tornando anche bambini.
Perché io sto facendolo adesso? E' un vantaggio?
Non sono tranquillo, questo è sicuro.
E poi, non ci sono solo tasselli d'infanzia da posizionare, ma anche qualcuno recente. Quel tassello, non so da che parte vada, non so come debba esser inserito, n'é quale sia il disegno dovrebbe uscirne. E' ancora troppo sfocato, o sono io a non vederci? Se una scelta era fatta, adesso, viene meno nel momento in cui debba posizionarla lì, sul quadro. Non si tratta di mettere o non mettere, ma di come farlo.
Ed è assurdo come tutto mi risulti così difficile; è in questi momenti che mi chiedo:
Quanta apparenza c'è in questo mio sentirmi vicino al reale?
Forse non lo sono.
Forse non lo è.
Forse non è stato reale.
Forse sì.
Forse vorrei.
Forse no.
Ci sono volte che mandarti a fanculo da solo ti fa stare bene.
Questo è uno di quei momenti.
Voglio uscire da tutto ciò.
Non voglio più dannarmi, non voglio più soffrirne.
Perché deve esser così difficile?
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