ultima nota stonata da Ryv alle ore 21:04
martedì, 02 settembre 2008



(Copyright by ilbonzo)


I tuoi piedi poggiati a terra mentre sei seduto su un'incognito muretto di un'incognita via in un'incognita ora della giornata.
I tuoi piedi squadrano il marciapiede sotto di loro, squadrano quelle piastrelle a quadretti rosastri di pessimo gusto e i loro 30 centimetri per 30 di totale regolarità rotta da una gomma da masticare, un mozzicone, non tuo, e una stecca di un leccalecca lasciato a sciogliersi.
E rimani a capo chino, chiedendoti perché tre piatrelle dovessero accompagnare la balata marmorea più esterna, larga quanto loro, ma più lunga. Perché tre e non quattro? Perché essere lunga solo tre volte una piastrella e non cinque - sei volte?
Anche perché quella soglia spessa di marmo è da sempre stata, prima o dopo, una delle più grandi conquiste di ogni piccolo uomo: ci si sale sempre sopra, un giorno, a piedi uniti e istintivamente si allargano le braccia. Un passo, due passi...tre. Un piede davanti l'altro, ma benché fosse larga abbastanza per camminarci tranquillamente sopra, non si capisce come sia possibile non trovare mai una volta un vero equilibrio lì sopra. E pian piano impari ad inventarti scusa dopo scusa fino a perferzionarti in un'ultimo schermo salvafaccia "Era il vento a sbilanciare".
Le tue divagazioni continuano quando una sensazione strana attira il tuo sguardo tutt'attorno. Sarà stato il fatto che tu avessi ancora addosso i tuoi occhiali neri, ma l'ombra addosso a te e a coprire tutte le altre ombre delle piccole cose a terra ti ha spinto a guardare in su.
Dov'era finito il sole?
Già, dov'era finito il sole?
Un gruppo di nuvoloni scuri, misti a nuvole più calme lo coprivano e si muovevano lentamentead incastrarsi e districarsi, allontanandosi di tanto in tanto.
Ed era strano vedere quell'inconsueto gioco per te, quel cangiare di colore da grigio a grigio, quell'incupirsi e risvegliarsi.
Si formavano squarci in quella coltre poco densa e sottili lame di luce le attraversavano, tendendo ad allargarsi il più possibile prima di toccare il suolo.
Erano poche, sparse. La forza del sole attutita, ingabbiata. Anche per lui vita dura.
E continui perplesso a spostare lo sguardo fra una lama e l'altra, fra l'uscire di una ennesima e il sopprimersi di una già nota.
E pensi....
E se in fondo fossimo tutti così...
E se in fondo fosse proprio la vita quell'accozzagia grigiastra ad avvolgere, ad uno ad uno, tanti piccoli soli...
E se fosse proprio così.
Un affacciarsi e un assopirsi di sfaccettature sempre nuove, tutte presenti, ma mai tutte insieme...
Se fosse questo quello che noi chiamiamo cambiare.

Allora sì, posso dire di esser cambiato...

...Nell'attesa che il grigio si sposti lasciando intravedere quella parte di me cui tanto mi ero affezionato e che mi sembra impossibile d'aver dimenticato.


 
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