Sì, una giornata da incorniciare.
Il punto nodale allora sarebbe: con che cornice?Avrei pensato a qualcosa un po' rustico, così come potrebbe essere una cornicie di spine.
Avete presente la fantomatica nuvoletta fantozziana? Bene.
Potrebbe intendersi come un qualcosa di astratto, quella malasorte che aleggia attorno, che sembra puntare solo te, e su questo non contraddico.
Aggiungo solo che, purtroppo, io ho scoperto l'altro lato di quella nuvoletta, ossia quello materiale, tangibile.
Sistematicamente, ogni mattina, mi sveglio e, anche se non corro come un leone o una gazzella, esco di casa.
Fin qui nulla da ridire, normale prassi quotidiana che penso tutti attuino, chi più chi meno.
Il problema sorge ogni volta a lezione, ma non in aula e, ad esser sinceri, non propriamente a lezione....
Mi basta mettere piede fuori dall'edificio, alla fine della lezione e....
Burrasca.
Quanno vole arrivà Noe me faccia 'n fischio.
Proprio così, nemmeno il tempo di compiere il primo passo che si rivoltano i cieli.
Ed io, senza ombrello [perché quando lo porto è solo un peso], non posso far altro che interrogarmi sui costi/benefici che possano riscontrarsi in una traversata sotto l'acqua.
Esponiamoli.
SE resto al riparo, non torno a casa, non pranzo e mi annoio.
SE vado, torno a casa, tento di sentirmi satollo e dormo.
Opto per la seconda, stranamente.
Mi incammino.
Era surreale quel viale lunghissimo e alberato.
Ogni giorno pullula di gente, eppure basta un elemento come l'acqua a renderlo deserto.
Tutto una processione verticale e verso il terreno di piccole e pungenti gocce.
Sorrido appena, incurante del fatto che mi stia bagnando, pensando che se guardo il fondo del viale, la vista di quella specie di gabia d'acqua sottile, sembrerebbe quasi la pioggia non abbia fine, che le gocce siano infinite.
Poi però mi dico che è una pura stronzata, saranno miliardi di miliardi tutti insieme, ma finiscono anche loro.
E' un po' come la storia dei granelli di sabbia e delle gocce nell'oceano: stronzate.
Stronzate per il semplice fatto che ancora non ci sia stato un fancazzista tale da volerle contare e, astutamente, pronto a dar vita ad una progenie relativamente amplia e tutta specializzata a continuare il suo lavoro utopico....
Ma tralasciamo, sto divagando troppo.
Dov'ero? Ah, la burrasca, il viale.
Certo, mi ero un po' bagnato prima di riuscire a raggiungere i cancelli e poi il semaforo per l'attraversamento pedonale.
Ero un po' incazzato, giù, ma anche elettrizzato dal notarmi solo, io e la pioggia.
Stavo per azionare il pulsantino per chiamare la fermata e lo scattare del verde a mio favore quando...
Mortacci suoi, un automobilista azzarda un sorpasso col giallo finendo vicino al marciapiede e alzando una vera e propria onda d'acqua, non schizzi, un'onda.
Di scatto mi giro come posso.
Come mi son sentito? Come se mi fossi pisciato addosso. E non contento, come se mi fossi pisciato di nuovo puntando in alto. Ero praticamente zuppo sul lato destro, dal capello più in alto, alla parte inferiore della scarpa. Ero bicolore, come una specie di dott. Jeckyll e mr. Hyde...
Chi era Jeckyll, chi era Hyde?
Fanculo a tutti e due.
Dopo circa mezzora a gelarmi mentre attendevo uno stramaledetto autobus, finalmente son riuscito a tornare a casa, realizzando il ciclo.
Morale?
Ogni mattina, non importa se leone o gazzella o criceto in carrozza. Corri e basta.
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