ultima nota stonata da Ryv alle ore 21:17
mercoledì, 24 ottobre 2007


Datato? Non lo danno più in nessuna sala al cinema? Benissimo.
Da oggi è possibile una nuova versione del film in 3d, personamente sperimentata per voi e presso in fase di commercializzazione.
Di cosa parlo?

Intervista col Vampiro
Serata da urlo, peggio di un laser game

La Repubblica: Nuova espressione di arte strategica e bellica pre nucleare, corso per principianti, ma subito efficace. Da provare.

La Gazzetta dello Sport: "Scatto verso la rete, GOL!" Spettacolari accrobazie in un'attivita innovativa.

Focus: Inventata nuova frequenza di ultrasuoni capace di depistare l'udito del pipistrello.


Passiamo al sodo.
Tutto ha inizio quando dalla finestra, non so per quale inspiegabile motivo, entra a velocità sostenuta una sottospecie di ufo, in ultima via identificato come un pipistrello, andandosi ad impattare con la parete e sbizzarrendosi in voli cincolari e ordinati.
L'anziana signora, in ultima via identificata come mia nonna, sembra impazzire e gridare e muoversi con tutta la velocità permessale dagli arti ormai invecchiati.
Ad accompagnarla, mia madre, che, con mia grande sorpresa si arma subito di scopettoni et similia, reclutandomi.
Io, incurante, in un primo momento fermo qui, davanti al pc, a leggiucchiare, vengo stuzzicato da quell'essere che mi scorazza davanti ad alta velocità.
Con calma scrivo d'esser sotto attacco draculiano e chiedo come agire su msn ["scopettone e spicchi d'aglio" l'aiuto più sensato, oltre alle risa] e, munendomi di armatura, scopettone inumidito, tovaglia in testa, mi accingo ad aprire tutti i possibili spiragli verso l'esterno, ridendo di rimando alle voci che, dubitabonde, si chiedevano se fosse o non fosse il 6 gennaio.
Sfoggiando il brevetto della mia summa Pugnitates Voces, non faccio altro che dare direttive mantenendo alto lo scopettone.

Mamma, sta ferma. Nonna, non sventolare. Mamma, attenta al lampadario. Nonna, calma. Mamma, Nonna, Mamma, Nonna.

Tutto procede così, mentre l'essere roditore volante si divertiva a piroettare e a sbeffeggiarci di noi [1-0 pipistrelletto].

Stremati, scopettoni abbassati e a metter mano a giochi di luce che sembravano più segnali per le case vicine, si decide di chiamare aiuto.
Arriva un quarto individuo, mio padre.
Riprendendo in mano la summa Pugnitates Voces, ho aperto sul capitolo che spiega come placare l'animo divertito di un presunto combattente, esorcizzandolo da ogni possibile forma di riso.

Così, in tre scopettoni ed una tovaglia andante, si perde più di mezzora a cambiarsi posizioni, a cercar di depistare lo stronzo ambulante e volante, a cercar di abbatterlo senza ricorrere a raid.
La situazione stava degenerando: Mio padre innervosito, anche se ultimo arrivato in scena; mia nonna sconsolata ad affermare che avrebbe cenato anche sotto quel potenziale bombardiere a guano; io intento a bloccare lo scopettone impazzito di mia madre, piuttosto che puntare sul vampiLo; mia madre fuori di sé dalla rabbia e frustrata da tutto.
Ma proprio lo sfuggire alla mia morsa, permette a mia madre un guizzo assurdamente e goffamente architettato, tale che, misto a rabbia, occhi chiusi, velocità e chi più ne ha più ne metta, riesce a sbrogliar la matassa, abbattendo l'oggetto volante.

La storia tragicomica si concluderà con tre lampadine rotte, quattro indivudui stremati ma morti dalle risate [io un po' meno per pulizia con aspirapolvere], sangue in un piccola chiazza a terra e un pipistrello morto.

Pace all'anima sua.



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ultima nota stonata da Ryv alle ore 21:22
sabato, 20 ottobre 2007


Sì, una giornata da incorniciare.
Il punto nodale allora sarebbe: con che cornice?
Avrei pensato a qualcosa un po' rustico, così come potrebbe essere una cornicie di spine.

Avete presente la fantomatica nuvoletta fantozziana? Bene.
Potrebbe intendersi come un qualcosa di astratto, quella malasorte che aleggia attorno, che sembra puntare solo te, e su questo non contraddico.
Aggiungo solo che, purtroppo, io ho scoperto l'altro lato di quella nuvoletta, ossia quello materiale, tangibile.
Sistematicamente, ogni mattina, mi sveglio e, anche se non corro come un leone o una gazzella, esco di casa.
Fin qui nulla da ridire, normale prassi quotidiana che penso tutti attuino, chi più chi meno.
Il problema sorge ogni volta a lezione, ma non in aula e, ad esser sinceri, non propriamente a lezione....

Mi basta mettere piede fuori dall'edificio, alla fine della lezione e....

Burrasca.

Quanno vole arrivà Noe me faccia 'n fischio.

Proprio così, nemmeno il tempo di compiere il primo passo che si rivoltano i cieli.
Ed io, senza ombrello [perché quando lo porto è solo un peso], non posso far altro che interrogarmi sui costi/benefici che possano riscontrarsi in una traversata sotto l'acqua.
Esponiamoli.
SE resto al riparo, non torno a casa, non pranzo e mi annoio.
SE vado, torno a casa, tento di sentirmi satollo e dormo.

Opto per la seconda, stranamente.
Mi incammino.
Era surreale quel viale lunghissimo e alberato.
Ogni giorno pullula di gente, eppure basta un elemento come l'acqua a renderlo deserto.
Tutto una processione verticale e verso il terreno di piccole e pungenti gocce.
Sorrido appena, incurante del fatto che mi stia bagnando, pensando che se guardo il fondo del viale, la vista di quella specie di gabia d'acqua sottile, sembrerebbe quasi la pioggia non abbia fine, che le gocce siano infinite.
Poi però mi dico che è una pura stronzata, saranno miliardi di miliardi tutti insieme, ma finiscono anche loro.
E' un po' come la storia dei granelli di sabbia e delle gocce nell'oceano: stronzate.
Stronzate per il semplice fatto che ancora non ci sia stato un fancazzista tale da volerle contare e, astutamente, pronto a dar vita ad una progenie relativamente amplia e tutta specializzata a continuare il suo lavoro utopico....

Ma tralasciamo, sto divagando troppo.

Dov'ero? Ah, la burrasca, il viale.
Certo, mi ero un po' bagnato prima di riuscire a raggiungere i cancelli e poi il semaforo per l'attraversamento pedonale.
Ero un po' incazzato, giù, ma anche elettrizzato dal notarmi solo, io e la pioggia.
Stavo per azionare il pulsantino per chiamare la fermata e lo scattare del verde a mio favore quando...

Mortacci suoi, un automobilista azzarda un sorpasso col giallo finendo vicino al marciapiede e alzando una vera e propria onda d'acqua, non schizzi, un'onda.
Di scatto mi giro come posso.
Come mi son sentito? Come se mi fossi pisciato addosso. E non contento, come se mi fossi pisciato di nuovo puntando in alto. Ero praticamente zuppo sul lato destro, dal capello più in alto, alla parte inferiore della scarpa. Ero bicolore, come una specie di dott. Jeckyll e mr. Hyde...
Chi era Jeckyll, chi era Hyde?
Fanculo a tutti e due.
Dopo circa mezzora a gelarmi mentre attendevo uno stramaledetto autobus, finalmente son riuscito a tornare a casa, realizzando il ciclo.

Morale?

Ogni mattina, non importa se leone o gazzella o criceto in carrozza. Corri e basta.
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categoria : stranezze, vaneggiando

ultima nota stonata da Ryv alle ore 19:11
domenica, 07 ottobre 2007


- Ma adesso? Come ci mettiamo?
- Mh, vedi un po' la posizione a cuneo...
- A cuneo...?
- Sì, mi viene male a far in altro modo.
- Ma, come sarebbe questa posizione, scusa?
- Prendi il coso e mettilo in quella direzione, dritto...tu appoggiati con le spalle al muro e premiti contro.
- Se lo dici tu...

Nulla è così appagante di due persone che cercano di salire tre piani di abitazione con addosso un materasso.

66 Scalini, divisi in tre rampe da 8-6-8 scalini ogni piano, con tre o quattro passi per ogni pianerottolo.

E così, fra la posizione del cervo inforcatore, dell'abbraccio uforobot e della presunta posizione a cuneo....

.....son solo sfinito.
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categoria : stranezze, vaneggiando

ultima nota stonata da Ryv alle ore 12:03
mercoledì, 03 ottobre 2007


Sì, un anno se ne va, aggiungendosi come se non ci si preoccupasse di non riempire troppo il carrello vita, una volta entrati ai grandi magazzini.
Sarà, ma un 2 davanti mi suona strano, molto strano.
E' strano il suono, non che cambi qualcosa.
Anzi, posso ben dire che non cambi assolutamente nulla.

Adesso son 20.
Venti carezze, venti ferite, venti cicatrici, venti sospiri di sollievo.
Com'è complicato il tutto.

E rifletterò, molto, anche se già tanti dubbi sulle parole, mi assalgono...

"Posso sopravvivere col pilota automatico, ma vivere è un'altra cosa."

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categoria : stranezze, vaneggiando, momenti di una vita