
Tutto ciò capita quando non si ha niente di meglio da fare.
Ale: Dai,che si fa?
Max: Non lo so. Che c'è in frigo?
Apro lo scrigno magico e, in mezzo alla povertà assoluta, scovo una vaschetta di funghi.
A: Mi isprano....lo facciamo il riso ai funghi?
M: Per me va bene, ci sto. Ma..come?
A: Con le mani...!
M: ...
A: ...
Sono questi i momenti in cui decidi che qualunque cosa tu possa fare è sempre quella sbagliata. Prova ad ingegnarti, però, perché rassegnarti è stupido, ma soprattutto inutile, se sei affamato.
Così, spinti da un'immane istinto biologico, decidiamo di procedere.
M: Prendo la padella per i funghi.
A: Io la pentola per il riso....
Indaffarati armeggiamo fra scaffali, credenze e piano cottura.
Aggiungi un po' d'olio in una pentola troppo grande, accendi il fornello e modula la fiamma, anche se tutto in quella casa è dannatamente sproporzionato.
M: Prendo il burro? O le cipolle?
A: Senti, telefono a mia madre, evitiamo cazzate,eh!
Compongo il numero [in realtà pigiando sol due tasti].
Tu...Tu..Tu...
Intanto penso a cosa dire per non sembrare troppo stupido e decido che salterò i convenevoli.
Mamma: Pronto!
Ale: Mamma ciao. Senti come lo faccio il risotto ai funghi? Sì, come lo fai tu, intendo.
Mamma: Ce li hai i funghi?
A: No, li sto coltivando in giardino.
Mamma: Scemo. Allora, prendi una padella e metti un po' d'olio. Triti la cipola e uno spicchio d'aglio e li fai rosolare. Poi...
A: Ok, ho capito. Ma quanta cipolla?
Mamma: ...non più di mezza, se è grande anche meno,eh!
A: E' più o meno grande quanto tre quarti di un pugno....Mh, va bene, ho capito.
Mamma: Non abbondare, però. Quindi, dov'ero? Ah sì, fai rosolare cipolla e aglio e poi metti su i funghi. Chiudi con un coperchio e falli cuocere per una decina di minuti a fiamma bassa.
A: Coperchio? Fiamma bassa??
Panico. Mi guardo intorno, poi fisso negli occhi il mio coinquilino, che se la rideva sotto sotto.
A: Abbiamo un coperchio in questa casa?
M: Sì, ma è piccolo. E cos'è questa storia della fiamma bassa? Qua non si può fare...
A: Vabè, fai fare a me.
Torno col telefono sull'orecchio.
A: Mamma, niente coperchio...li faccio cuocere con acqua, si può?
Mamma: Beh, in mancanza d'altro...ma non è la stessa cosa.
A: Fa niente, lo faccio comunque. E poi il riso lo preparo normalmente?
Mamma: Sì sì, brodo, un po' di burro, un po' di cipolla. Ah, non dimenticare di sfumare prima col vino come ti ho insegnato, e alla fine metti ancora una noce di burro e una bel cucchiaio di parmiggiano.
A: Perfetto, grazie...poi ti faccio sapere. Ciao...
Click
Guardo ancora il mio coinquilino, che intanto aveva cominciato ad affettare i funghi dopo averli lavati.
A: Oh, io cambio padella. Prendo quella piccola, tanto i funghi restringono, vero?
M: Per la serie “I coglioni che lavano senza motivo”
A: Per lo meno i “coglioni” mangiano bene...
M: ...
A: Ci provano...
M: Meglio.
Ed allora, trito la cipolla e l'aglio come suggeritomi. E mi ritrovo a piangere come non ho mai fatto in vita mia. Dolore, fittizio, ma dolore.
A: Adesso capisco, ecco perché non lo volevi fare tu...
M: Perché piangi?
A: E' morto il mio cane. Sai, quello che ancora non ho. Che sfiga, vero?
E tra un pianto ed un risata, fra una parola e l'altra, prendo la fatidica padella piccola e ricompio il rituale.
Benedico con olio, aggiungo il trito e lo faccio rosolare. Poi finalmente i funghi. Trovato un coperchio, lo ripongo sopra e sbuffo.
Intanto, dall'altra parte del piano cottura, non più grande di un sessanta centimetri per sessanta, il mio compare si dava da fare con il resto. Prepara il brodo, mette il burro nella pentola e fa rosolare un po' di cipolla, ma...
M: Il riso! Dov'è? Non l'abbiamo ancora preso!
A: Noooo! Faccio io! Oh, in un pacco quanto ce n'è, un chilo?
M: Sìsìsì...
A: Allora, per duecento grammi devo prenderne circa un quarto di pacco...
M: La matematica non è un'opinione. Sbrigati.
A: Volo...
E con maestria serro il pacco del riso a mo' di segnale. Verso quel che devo in un piatto e corro a buttarlo dentro la pentola. Tutto sembra procedere bene: sfumata col vino, mescolata lenta e continua con turnazione di braccia motrici, aggiunta periodica di brodo.
A: Oh, ma quando è metà cottura?
M: Perché?
A: Dobbiamo unire il tutto, mi sembra...
M: Mh, ma che ne so, facciamo che all'una e quarantacinque uniamo il tutto?
A: Sì, per par condicio direi di sì.
Perfetto, i funghi sembrano a posto. Li aggiungiamo nella pentola e accatasto la padella e il coperchio usati nel lavandino alternando lo sguardo fra esso e il mio coinquilino, sconcertato al pensiero delle restanti stoviglie e pentolame vario a colmarlo fra non molto.
A: I piatti chi li fa? Non io...
M: Sì, come no....chi lo dice?
A: Il certificato!
Risate. Quello era l'ultimo problema che l'esistenza avrebbe potuto ficcarci in testa. Adesso veniva il riso e la fatica per il resto.
Quasi pronto. Che si doveva fare...?
M: Ale Ale! Il burro, prendi il burro!
A: Tranquillo...questo va bene?
M: Sì, penso di sì. Ma sbrigati!
A: Calmo, non vorresti che mettessi anche la carta, no?
Canestro.
M: Perfetto, adesso il parmiggiano ed è fatta.
A: Olè, gli scieffi.
M: Sì, ma...
Effettivamente avevo sbagliato la dose di riso. Troppa per due persone. Abbiamo deciso di comprare una bilancina da cucina, appunto.
Per il resto tutto è andato al meglio. Buonissimo. Scieffi davvero. Maldestri, ma scieffi.
Bel pranzetto, complimenti a noi.
Ps: I piatti lavati più in fretta con quattro mani.