Natale. Siamo tutti più buoni.
Natale. Sono sempre lo stesso, se non più giù.
D'altronde non mi era mai capitato di passare un'intera giornata seduto su una qualsiasi sedia di casa, ah no, adesso che ci penso, si tratta della mia di sedia, quella tapezzata di verde chiaro, col telaio di un grigio chiaro e le rotelle nere che poco servono ["Il pavimento si riga! Alza quella sedia!"].
Così, irrimediabilmente giaciente su questa seggiola, con le spalle rivolte verso lo schermo del computer, ho permesso al mio sguardo, per l'occasione vestitosi d'un velo spento e apatico, di osservare ciò che più a lui aggrada, ciò che attrae la sua attenzione e, con essa, anche quella della mia mente.
Davanti a me l'albero, decorato, ormai emblema indissolubile di quello che dovrebbe essere lo spirito natalizio; uno spirito fatto di luci, colori, suoni, gioia e bontà.
Ma qualcosa stona e me ne accorgo.
Su quell'albero solo una pallina azzurra si erge in mezzo alle altre rosse o dorate; una sola in mezzo ad un mondo che non le appartiene.
Sono io, mi dico.
Sono io, ne sono sicuro.
Quando vieni considerato pazzo per i tuoi ideali, per il tuo modo di pensare, per il tuo disprezzare la religione e le sue forme in quanto stupida creazione umana [Con questo non dico di essere ateo], per tuo essere "di mente aperta non come noi", hai pienamente consapevolezza che qualcosa di sbagliato hai fatto. ["Non voglio parlare con te. Puoi metterti a braccietto con Pannella e andare tranquillamente al Parlamento, almeno ti possiamo vedere in televisione."]
Eppure continuo a chiedermi cosa ci sia di sbagliato in tutto ciò: Essere nato? Pensare con la propria testa? ["Con te non si può ragionare."]
Soltanto una cosa so: Prima o poi andrò via di qua, nessuno mi farà cambiare idea. Ancora qualche anno e...
Grazie papà, perderai le mie traccie.
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