La tenue luce dei lampioni scivolava troppo velocemente per i miei gusti, lasciando sul vetro dell'autobus, probabilmente appena lavato, delle scie sfocate. Tutto era confuso e contribuiva ad acuire quel generale assopimento cui stavo pian piano abbandonandovi. Anche il piccolo spicchio di luna tradiva la mia mente tanto da sdoppiarsi e, a volte, anche triplicarsi attraverso il vetro. Sonnecchiavo, la testa poggiata al finestrino, la mano a tenere la borsa nera che, data la mia camicia bianca, mi faceva somigliare ad una sorta di rappresentante da quattro soldi. Stavo tornando a casa...
Sono a casa.
Già, la prima settimana all'uni è trascorsa e, come credo farò ancora per molto tempo, mi ritirerò il week end con la mia famiglia, ritrovando tutto quello che mi manca, compresoil poter comunicare con Qualcuno e il poter scrivere qui, da questa postazione.
Non avrò più tutte le possibilità di prima e, costretto ad aggiornare molto sporadicamente, so benissimo che i miei post pulluleranno di impressioni, sensazioni e pensieri difficilmente legati fra loro. Sarebbe impossibile ricostruire in poche righe tutto quello che si può attraversare in una nuova avventura come quella che sto vivendo, me ne rendo conto, quindi chiedo scusa.
Entrare a contatto col nuovo mondo, col mondo con cui avevo alimentato le mie fantasie senza tuttavia considerarlo realizzabile, mi ha leggermente rianimato. Quelle aule immense, progettate a gradoni per permettere a tutti una buona visuale, ma che si rivelano, per chi entra dal basso, soltanto la dura accettazione di quel senso di impotenza e piccolezza quale è l'uomo; quei professori, ognuno col suo modo di fare, tanto da rassomigliarli a tanti personaggi; gli interventi colti e arguti molte volte dettati dalla semplice curiosità; le risatine per qualche piccola "gaffe" di qualcuno; gli orari, insoliti, ma pur sempre orari. L'unica cosa che mi perplime è lo scoprire che, anche se l'ansia e il nervosismo, che tenevo dentro, si vanno diradando, il mio grado di relazionarmi è ancora minore di quello che pensavo: trovarmi proiettato in mezzo a cetinaia di colleghi, non mi è di conforto. E allora vado per la mia strada, per il momento.
Poi, la casa, quella che ho affittato insieme ad altri due ragazzi. Grande, anche troppo, poco animata qualche volta, ma abbastanza ben trattata da noi. In cucina, poi, ci arrangiamo abbastanza bene; non restiamo mai digiuni e possiamo permetterci di invitare anche qualcuno con noi. Soltanto le serate diventano un po' monotone perché impossibilitati o condizionati dai bus. E allora ci riuniamo nella stanza di uno di noi, chiacchieriamo e guardiamo la tivù disinteressatamente, finché il "proprietario" di stanza crolla sul letto. Ci trasferiamo in una seconda stanza, e anche qui si ripete il tutto. Va a finire che tutti ci addormentiamo e, anche se la notte ci sembra breve, ci prepariamo per il nuovo estenuante giorno.
Pian piano comincio a costruire il mio progetto e questo va bene.
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stranezze, vaneggiando, momenti di una vita