ultima nota stonata da Ryv alle ore 20:15
venerdì, 27 ottobre 2006


La tenue luce dei lampioni scivolava troppo velocemente per i miei gusti, lasciando sul vetro
dell'autobus, probabilmente appena lavato, delle scie sfocate. Tutto era confuso e contribuiva ad acuire quel generale assopimento cui stavo pian piano abbandonandovi. Anche il piccolo spicchio di luna tradiva la mia mente tanto da sdoppiarsi e, a volte, anche triplicarsi attraverso il vetro. Sonnecchiavo, la testa poggiata al finestrino, la mano a tenere la borsa nera che, data la mia camicia bianca, mi faceva somigliare ad una sorta di rappresentante da quattro soldi. Stavo tornando a casa...

Sono a casa.

Già, la prima settimana all'uni è trascorsa e, come credo farò ancora per molto tempo, mi ritirerò il week end con la mia famiglia, ritrovando tutto quello che mi manca, compresoil poter comunicare con Qualcuno e il poter scrivere qui, da questa postazione.
Non avrò più tutte le possibilità di prima e, costretto ad aggiornare molto sporadicamente, so benissimo che i miei post pulluleranno di impressioni, sensazioni e pensieri difficilmente legati fra loro. Sarebbe impossibile ricostruire in poche righe tutto quello che si può attraversare in una nuova avventura come quella che sto vivendo, me ne rendo conto, quindi chiedo scusa.

Entrare a contatto col nuovo mondo, col mondo con cui avevo alimentato le mie fantasie senza tuttavia considerarlo realizzabile, mi ha leggermente rianimato. Quelle aule immense, progettate a gradoni per permettere a tutti una buona visuale, ma che si rivelano, per chi entra dal basso, soltanto la dura accettazione di quel senso di impotenza e piccolezza quale è l'uomo; quei professori, ognuno col suo modo di fare, tanto da rassomigliarli a tanti personaggi; gli interventi colti e arguti molte volte dettati dalla semplice curiosità; le risatine per qualche piccola "gaffe" di qualcuno; gli orari, insoliti, ma pur sempre orari. L'unica cosa che mi perplime è lo scoprire che, anche se l'ansia e il nervosismo, che tenevo dentro, si vanno diradando, il mio grado di relazionarmi è ancora minore di quello che pensavo: trovarmi proiettato in mezzo a cetinaia di colleghi, non mi è di conforto. E allora vado per la mia strada, per il momento.

Poi, la casa, quella che ho affittato insieme ad altri due ragazzi. Grande, anche troppo, poco animata qualche volta, ma abbastanza ben trattata da noi. In cucina, poi, ci arrangiamo abbastanza bene; non restiamo mai digiuni e possiamo permetterci di invitare anche qualcuno con noi. Soltanto le serate diventano un po' monotone perché impossibilitati o condizionati dai bus. E allora ci riuniamo nella stanza di uno di noi, chiacchieriamo e guardiamo la tivù disinteressatamente, finché il "proprietario" di stanza crolla sul letto. Ci trasferiamo in una seconda stanza, e anche qui si ripete il tutto. Va a finire che tutti ci addormentiamo e, anche se la notte ci sembra breve, ci prepariamo per il nuovo estenuante giorno.

Pian piano comincio a costruire il mio progetto e questo va bene.

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categoria : stranezze, vaneggiando, momenti di una vita

ultima nota stonata da Ryv alle ore 19:34
domenica, 15 ottobre 2006


Appoggiavo sul ripiano bianco in legno sotto allo specchio la bomboletta della schiuma da barba, mentre con una mano continuavo a massaggiare per bene in modo da uniformare la sostanza sul volto. "Guarda il lato positivo, infondo non sei il solo a trovarti in mezzo alla merda. Chissà quanti altri stanno pensando quel che pensi tu e quanti altri stanno fremendo davanti ai cancelli dell'università consapevoli della loro impotenza". Intanto fissavo la mia immagine riflessa accingendomi a lavar via dalle mani la schiuma e non potevo far a meno  di  ammettere che  da vecchio avrei avuto una gran bella barba bianca, sì, così soffice da farmi additare dai bambini per strada come il fantomatico Babbo Natale e alimentare così le loro fantasie. Non mi stava male. "Ma che cazzo di organizzazione è? Se mi dicono che il 16 cominciano le lezioni, è mai possibile che non mi sanno dire l'ora e i plessi in cui dovrò recarmi? E per di più si rendono anche irraggiungibili, sia per telefono sia in qualsiasi altro modo. Già, ieri era sabato, ognuno a casetta propria...ma vaff...". Scuotendo la testa come a voler allontanare pensieri piuttosto scomodi per un inizio giornata, aprivo il rubinetto e osservavo il sottile rivolo d'acqua che si spegne all'interno dello scarico. La lametta già pronta in mano,si avvicinava al viso. "Adesso che faccio? Aspetto domani e mi reco in una delle sedi dislocate a caso? Telefono? Mi reco di primo mattino già pronto per un eventuale lezione? Magari anche armato di biglietti AMAT per passare da una parte all'altra di Palermo?". Pochi gesti e buona parte della mia guancia destra era sgombra dalla patina bianca. Osservavo il risultato, poi passavo avanti. "Adesso nemmeno so se dovermi trasferire stasera o aspettare ancora. Nel primo caso mi annoierei a morte. Nulla da fare, niente musica, niente internet, niente televisore. Niente di niente. Perché quando ti servono, di operai neanche l'ombra. Dovrei aggiungere questa legge a quella di Murphy. Nel secondo, beh, non farei altro che aumentare quest'ansia che mi sta riducendo il fegato con troppi buchi per i miei gusti". Anche il resto del volto era perfettamente rasato. Sciacquavo il rasoio e mi gettavo acqua in faccia per levare residui di schiuma. Dopo aver preso l'asciugamano ed aver tamponato il tutto, ecco che la bottiglietta di after shave, che sembrava luccicare per farsi notare da me, era nelle mie mani. "Bene, vedremo oggi pomeriggio se riuscirò a trovare le risposte che cerco....ne dubito però". Due schiaffi ben assestati e il bruciore del dopobarba veniva confuso e lentamente diventava un piacere soffuso. Un'ultima occhiata allo specchio e soddisfatto del risultato ottenuto, mi accingevo ad andare. "Gh, liscio come il culetto di un bambino. Mamma! Preparati 'che andiamo". E con l'idea di affrontare una nuova giornata, apparentemente leggera, volo in stanza a prender tutto quello che mi serve. "Vediamo di risolvere prima possibile per il trasloco, una vera e propria passeggiata, alla faccia di chi si tira indietro per non aiutarmi".

...Ma il mio lieve entusiasmo e l'ancora minore convinzione schiatteranno di fronte alla fatica. Non poteva andare peggio, credo.

Per il resto, attendo domani.
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categoria : vaneggiando, momenti di una vita

ultima nota stonata da Ryv alle ore 11:05
lunedì, 02 ottobre 2006


19, diciannove.
Su quel numero Stephen King faceva ruotare un intero libro di una delle sue saghe.
Su quel numero io faccio ruotare l'anno più ambiguo della mia vita: il più felice, ma anche il più tremendamete triste, il più movimentato, ma soprattutto il più statico, il più ricco di sorrisi, ma, purtroppo, anche il più ricco di rabbia, più con me stesso che con gli altri, di rimorsi e rimpianti, di notizie che mai avresti voluto ricevere e di esperienze che ti costringono a chiederti "Era giusto accadesse?", ma che alla fine ti convincono ne avresti potuto fare a meno.

Oggi sono 19.
Sono diciannove gli anni che ho compiuto.
Non sorrido.
Oggi sono più vecchio di ieri.
Non sorrido.
Le sofferenze non hanno mai fine.
Forse soltanto qualche periodo di pausa, come se si stancassero anche loro, ma sono attaccate addosso alla loro vittima [io] e non intendono lasciarla.

Alla fine capisci che sia meglio dare un taglio a tutto quel che hai vissuto, alle amicizie o pseudo tali, e ricominciare come se questo fosse soltanto il tuo primo anno di vita. Non hai più voglia di chiamare amico chi in realtà non lo è mai stato [Spero che almeno leggano], di chiamarlo così solo per una stupida paura di restar solo anche se hai constatato che la solitudine è il momento in cui più ritrovi te stesso.
Errare è umano.
Fallire è umano.
Ricominciare è solo di chi vole cogliere l'opportunità.

Vivrò questi anni a venire, ammesso che vengano, con la consapevolezza di chi avrà da ricostruire tutto e di chi ha da togliersi dalla testa periodi di opportunismo di cui ormai ha capito quanto sia forte il disprezzo.

Ale volta pagina, la pagina più lunga della sua vita.
Ale sarà una persona diversa in un mondo diverso.
Ale lo spera...
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categoria : stranezze, vaneggiando, momenti di una vita, diĂ tribe e riflessioni