ultima nota stonata da Ryv alle ore 16:26
mercoledì, 30 agosto 2006

Quando nella vita ti immetti in un tunnel, a prescindere dalla visibilità e dal buio, non sai quanto tutto possa durare, perdi la cognizione del tempo e ogni singolo secondo, che siano otto o nove, sembra sia un'eternità.
Trattieni il respiro, tieni a stento gli occhi aperti e in quel momento sei vulnerabile, in qualsiasi cosa, dal fisico, alla mente, all'orgoglio.
Soltanto quando in lontananza scorgi una luce, dentro di te si apre un mondo: Ricordi quanto quell'immagine sia legata all'allontanarsi dell'anima dal proprio corpo e, denti stretti, sussurri "è finita..". Poi vieni schizzato fuori ad una velocità da far paura,rimbalzi un due volte sul pelo dell'acqua e vieni sepolto dalla frescura dirompente di quell'elemento. Silenzio, un attimo di confusione, ti rialzi. A quel punto capisci che anche l'eternità ha una fine e che non si tratta affatto della tua.
L'iniziale paura e adrenalina si tramutano in una soddisfazione soffusa che ti lascia un sorriso sulle labbra: Hai avuto il coraggio di affrontare il fatidico Kamikaze, uno degli scivoli più imponenti e spaventosi di tutto il parco acquatico.
Già, un'altra giornatina all'insegna del divertimento è passata, ieri. Sensazioni su sensazioni miste a risa, gridi di paura, mista ad allegria.
E anche se alla fine è la stanchezza a governare insieme all'ardente e sgradevole sensazione sulla pelle, prepotentemente ustionata, non posso far altro d'ammettere che un'esperienza simile la rifarei...


Purtroppo però, so benissimo che ad un momento felice, ammesso che capiti, segue sempre uno sconforto o una tristezza maggiore...è la vita. Mi ha detto "Alessio, tu sei mio papà." con quell'aria innocente che soltanto un bambino può avere. Mi guardava con quegli occhioni azzurri e si divertiva a ridere, spensierato, coinvolgendomi in qualsiasi giochino, anche il più stupido. Io e lui, il mio cuginetto di quattro annetti, insieme come padre e figlio. In effetti devo ammettere che non mi è dispiaciuto essere considerato tale da lui.
Stamattina, quando, purtroppo, ho dovuto accompagnarlo  all'aereoporto, mi si è addormentato sulla spalla. La sua guanciotta appoggiata mi recava un calore piacevole; gli occhi chiusi, dalle ciglia lunge, vibravano appena; la manina cercava la mia per stringerla.  Non so, ma tutto ciò mi faceva rendere conto di quanto, a volte, possa essere così protettivo. Poco ci credevo anche quando una persona me lo disse, ma adesso ne sono più consapevole.
Anche all'aereoporto, portarlo a spasso per mano, stando attento a non farlo allontanare, ma al contempo giocandoci, mostrandogli tutto, lasciandolo cantare e, a volte, andarci anche dietro con la melodia, mi recava una strana sensazione...forse con lui mi sono comportato sin troppo da padre e per un diciottenne, quasi diciannovenne, è insolito.
Adesso la tristezza mi assale, anche se mi è rimasto sul volto un sorriso concessomi dai ricordi di questi giorni.
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categoria : vaneggiando, momenti di una vita

ultima nota stonata da Ryv alle ore 20:05
venerdì, 25 agosto 2006



"Son sei le monetine.
Di segale una manciata
Di merli due dozzine,
Si fece un'infornata.
Si aprì poi la crostata,
E i merli giù a cantare,
Che splendida portata
Il re poté assaggiare!

Il re scese in cantina
Contando ogni soldino.
Mangiava la regina
Il miele su un panino.
La selva nel giardino
Stendeva panni e lino:
Ma un merlo birichino
Le becchettò il nasino.

Davy Davy Polpettino
Da bollir nel pentolino.
Metti burro e zuccherino
E lo mangi ancor caldino.

Di che cosa son fatti i bambini, i bambini?
Di che cosa sono fatti i bambini?
Scampoli, lumache, code di cagnolini.
Ecco di che cosa sono fatti i bambini."

Una breve filastrocca l'enigma degli omicidi che si abbattevano su Medicine Creek e gli autori Preston&Child non hanno davvero deluso le aspettative. Una trama coinvolgente in un'ambientazione da far rabbrividire seppur nella sua semplicità: Una cittadina morente di appena un centinaio di persone nei dintorni del Kansas. Unica fonte di sostentamento si rivela un impianto per il trattamento e la macellazione di tacchini e il mais, tanto mais, un mare giallo in un cielo il più delle volte plumbeo. In effetti le piantaggioni attorniavano la cittadina e le zone limitrofe ed ogni signola pianta si rivelava essere più alta di un uomo.
In uno scenario di questo tipo, o meglio, nella solita calma in cui quella gente era abituata a vivere, la notizia del primo omicidio impatta contro l'opinione di tutti scatenando moti di paura e di sospetti.
Lo sceriffo locale, un uomo prepotente e forse anche poco competente, si trova di fronte ad uno dei casi seriali nazionali più insoliti.
Aiutato dalla polizia di stato, dalla scientifica, e da un agente FBI dichiaratosi in vacanza, e che diverrrà lui il centro delle indagini che, pian piano, portano a ricostruire una storia fra le più cupe, lo sceriffo comincerà una lotta contro il tempo.
Ciò che più colpisce durante la lettura è il capire quanto l'omicida non corrisponda con nessun profilo preciso di killer: Uccide per il solo gusto di farlo, senza schemi, ma con rituali sempre diversi. Proprio questa sarà la principale difficoltà che impedirà la sua immediata cattura.
Intrecci su intrecci arricchiscono la storia, avvincente, a mio avviso.
Il finale e la scoperta dell'assassino lasceranno davvero di stucco: Si è di fronte ad uno dei casi più rari di amoralità allo stato puro...

Per darvene un esempio, cito tre dei diversi omici.
  • In mezzo all'immenso campo di grano, l'assassino spiana una parte circolare, strappando le piante di pannocchie e riponendole e accatastandole tutte da un lato. Al centro una donna nuda giace impalata nel basso ventre. Tutt'intorno freccie di indiani Cheyenne spuntano dal terreno e trattengono corvi completamente stritolati. All'appello mancheranno le orecchie, le labbra e il naso della donna, strappati con un coltello rudimentale.
    Lo scenario quasi surreale sembra richiamare pienamente le prime due strofe della filastrocca.
    Lo spiazzo sta ad indicare un piatto d'enorme portata e il resto funge da pietanza...
  • Il ritrovamente del secondo cadavere lascia ancor più perplessi. Segni di distaccamento del grasso e dei tendini dalle ossa, cosa resa possibile soltanto in un modo....bollito ancora vivo.
    Zuccherata ed imburrata, la coscia della vittima viene privata da parte della carne, strappata a morsi. Anche qui un chiaro riferimento alla filastrocca.
  • Ultimo, ma non ultimo omicidio e, a parer mio, non di meno degli altri, lascerebbe un conato salire nella gola di tutti. La vittima, epurata rozzamente dalle viscere proprie, presenta una profonda apertura all'altezza dello stomaco. Cucita velocemente e senza una vera e propria arte, cela, all'interno del corpo, lumache, rospi stritolati, una coda di cane, serpenti ancora vivi e altre sostanze che forse è meglio tralasciare. A rendere più rivoltante il tutto è il movimento che gli animali ancora vivi conferiscono alla pelle dell'uomo.
    Provate a capire a cosa è ispirato quest'altra brutalità.
Mai letto un libro più crudo, ma al contempo affascinante e con una storia e retroscena pazzeschi. "Natura Morta" di Preston&Child, lo consiglio vivamente agli amanti del genere.


Ed è così che in soli due giorni ho fatto fuori l'ennesimo libro. Dopo una storia simile, credo che cambierò genere...


"Una famiglia che nel 1962 fa ritorno in Canada, la loro terra natìa dopo un decennio. A vivere con particolare emozione questo trasferimento è Madeleine, la figlia di otto anni, una bimba vivace ed intelligente che vede l'arrivo nella nuova base come l'inizio di una fantastica avventura. Tutto filtrato attraverso i suoi occhi, ci scorrerà davanti introducendosi di quello che sarà il suo mondo."

Mi ha un po' affascinato già dall'inizio, ma mi aspetto di meglio, vedremo cosa mi regalerà Ann Marie Macdonald con il suo "Come vola il corvo".


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categoria : letture

ultima nota stonata da Ryv alle ore 13:14
martedì, 15 agosto 2006



"Ramoscelli che si contorciono, appassiscono in preda alla cocente arsura; cortecce che invecchiano, mostrando e accentuando le loro millenarie rughe: l'anima del focolare ha segnato il suo corso.
Il calore da esso emanato non è altro che un effimero piacere strappato alla noia di quei pochi ragazzi, fra cui anche io, che, svogliati, sostano tutt'intorno.
Niente musica, la radio non funge.
Il silenzio farebbbe da padrone, se non fosse per qualche sporadica parola scambiata e per il costante infrangersi delle onde sul bagnasciuga.
Una serata di una monotonia particolare, oserei. Già, insolito passare una nottata nel buio e nella calma di una delle tante spiagge siciliane, ma sempre tutto uguale se si tratta della notte di ferragosto e del fantomatico falò.
Unica nota positiva è l'aver scoperto il vero fascino che soltanto le fiamme, col loro scoppiettare ora allegro ora più iracondo, sanno regalare. L'immagine di consunzione e morte che, nol complesso, l'intero focolare suscita in me, lascia il posto ad una meravigla da fanciullino quando con occhi diversi osservo, stupito, il gioco e le forme sempre cangianti del nobile elemento; un gioco capace di infondere una strana forza a coloro che son in grado di coglierla; un gioco che, dopo averlo ammirato, non mi darebbe più il coraggio di staccare gli occhi.
Nonostante tutto, ho capito quanto Ferragosto sia come tutte quelle altre feste idiote: Inutile..."


Divagazioni e reportage d'una notte insonne.
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categoria : vaneggiando

ultima nota stonata da Ryv alle ore 14:09
sabato, 05 agosto 2006



Confusione e spensieratezza: binomio indissolubile. Niente di meglio che trovarsi sdraiati sotto al sole al bordo di una piscina. Sottofondo musicale, acquagym, schizzi d'acqua a fior di pelle, schiamazzi, risa. Ed Io? Osservavo. Non per noia, né per accidia...solo per il gusto di farlo.
D'altronde mi bastava poco per assaporare questo grande gioco di ruolo chiamato vita. Basta seguire ciò che si è scelto, senza remore, senza far caso a tutte le insulse dicerie che si accumulano sul proprio conto, senza dimenticare che essere se stessi non deve essere solo facile a dirsi, cosa che in pochi imparano a capire. Apparire o no non ha importanza; sicuramente non è la strada che fa per me. Preferivo continuare ad osservare  pur consapevole che questo essere quasi un outsider non mi giovi affatto: l'ho accettato, lo accetto.

Così queste sei giornate son volate e, volente o nolente, son di nuovo a casa. Sinceramente sarei potuto restare lì ancor per molto tempo, tanto mi son trovato bene. Non un attimo di riposo, se non soltanto un paio d'ore a notte e, per di più, mai indolori: guai a dormire mentre qualcuno dei 6 era sveglio. Gli impasti sul tutto il corpo erano assicurati. Il più bello e artistico è stato fatto con schiuma da barga, Svelto, salsa, balsamo, shampoo, bagnoschiuma, dentifricio e olio; tutto rigorosamente spalmato col coltellone per il pane. A far da contorno, ovviamente non potevano mancare bicchieri d'acqua con lo scopo di trappole, acini d'uva appassita, briciole di patatine e quan'altro. Neanch'io son stato immune ad uno di questi attacchi e, malgado sia scattato in piedi un secondo prima dell'impatto con la poltiglia, non son riuscito ad evitare quella roba fatta con marmellata e fette biscottate a pezzetti. Ovviamente non potevano mancare nemmeno gavettoni a tradimento, secchiate d'acqua allucinanti dall'altezza di almeno 4 metri su dalla terrazza. Guerre col vicinato [Simpaticissimi..], fuggi fuggi dalla Security, bagni in piscina di notte senza autorizzazione e con l'adrenalina a mille. Fusione, ecco la parola giusta. Non un minuto senza divertimento.

E poi le sbronze e il resto. Ma fatto cose così vergognose in soli sei giorni. Io però, non so perché, ma ero diverso in questo fangente: tutti bevevano per divertirsi e non  capire niente, tutti fumavano per lo stesso motivo, ma io no; io volevo solo dimenticare, non so che cosa, ma volevo dimenticare. Così iniziavo a bere e bere, ma, non perdendo mai la lucidità, mi rendevo conto della cazzata che facevo e smettevo subito. Morale della favola, mai sbronzo ma sempre trremendamente accelerato ed esaltato.

Tutto ciò non ha comunque influito tanto sul nostro modo di cucinare e sulle liti per dover pulire la casa. Guai a chi osa ancora dire che sei ragazzi non sono in grado di mantenere una casa. Eravamo più attrezzati e accorti di quei gruppetti di ragazze, bah. Si cucinava e mangiava da Dio, o quasi, ma sempre invidiati dagli altri. Figuriamoci che un gruppo di Milano mangiava Ringo a pranzo mentre noi sempre pasta, da cozze e vongole a tonno e panna, da sugo ad aglio olio e peperoncino. Ci mancava soltanto di far la pizza in casa, sarebbe stato il momento più divertente di tutti: munendoci di quantità industriali di farina, si sarebbero potute svolgere lotte a mai finire. Per non parlare di qualche confezione possibilmente da lanciare contro il ventilatore al soffito...iimmaginate.

Adesso basta, rischio di cadere in uno stato comatoso e nostalgico e, ricordandomi proprio ora che ho troppo sonno, credo sia meglio gettar la spugna per il momento e scrivere in seguito.



Una cosa è certa: se riuscissi ad organizzare un nuovo soggiorno per una settimana nello stesso posto, lo farei sicuramente. Dovrò pensarci su...
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categoria : stranezze, vaneggiando, momenti di una vita