Quando nella vita ti immetti in un tunnel, a prescindere dalla visibilità e dal buio, non sai quanto tutto possa durare, perdi la cognizione del tempo e ogni singolo secondo, che siano otto o nove, sembra sia un'eternità.
Trattieni il respiro, tieni a stento gli occhi aperti e in quel momento sei vulnerabile, in qualsiasi cosa, dal fisico, alla mente, all'orgoglio.
Soltanto quando in lontananza scorgi una luce, dentro di te si apre un mondo: Ricordi quanto quell'immagine sia legata all'allontanarsi dell'anima dal proprio corpo e, denti stretti, sussurri "è finita..". Poi vieni schizzato fuori ad una velocità da far paura,rimbalzi un due volte sul pelo dell'acqua e vieni sepolto dalla frescura dirompente di quell'elemento. Silenzio, un attimo di confusione, ti rialzi. A quel punto capisci che anche l'eternità ha una fine e che non si tratta affatto della tua.
L'iniziale paura e adrenalina si tramutano in una soddisfazione soffusa che ti lascia un sorriso sulle labbra: Hai avuto il coraggio di affrontare il fatidico Kamikaze, uno degli scivoli più imponenti e spaventosi di tutto il parco acquatico.
Già, un'altra giornatina all'insegna del divertimento è passata, ieri. Sensazioni su sensazioni miste a risa, gridi di paura, mista ad allegria.
E anche se alla fine è la stanchezza a governare insieme all'ardente e sgradevole sensazione sulla pelle, prepotentemente ustionata, non posso far altro d'ammettere che un'esperienza simile la rifarei...
Purtroppo però, so benissimo che ad un momento felice, ammesso che capiti, segue sempre uno sconforto o una tristezza maggiore...è la vita. Mi ha detto "Alessio, tu sei mio papà." con quell'aria innocente che soltanto un bambino può avere. Mi guardava con quegli occhioni azzurri e si divertiva a ridere, spensierato, coinvolgendomi in qualsiasi giochino, anche il più stupido. Io e lui, il mio cuginetto di quattro annetti, insieme come padre e figlio. In effetti devo ammettere che non mi è dispiaciuto essere considerato tale da lui.
Stamattina, quando, purtroppo, ho dovuto accompagnarlo all'aereoporto, mi si è addormentato sulla spalla. La sua guanciotta appoggiata mi recava un calore piacevole; gli occhi chiusi, dalle ciglia lunge, vibravano appena; la manina cercava la mia per stringerla. Non so, ma tutto ciò mi faceva rendere conto di quanto, a volte, possa essere così protettivo. Poco ci credevo anche quando una persona me lo disse, ma adesso ne sono più consapevole.
Anche all'aereoporto, portarlo a spasso per mano, stando attento a non farlo allontanare, ma al contempo giocandoci, mostrandogli tutto, lasciandolo cantare e, a volte, andarci anche dietro con la melodia, mi recava una strana sensazione...forse con lui mi sono comportato sin troppo da padre e per un diciottenne, quasi diciannovenne, è insolito.
Adesso la tristezza mi assale, anche se mi è rimasto sul volto un sorriso concessomi dai ricordi di questi giorni.
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vaneggiando, momenti di una vita