Funereo il corteo che oggi pomeriggio ha avuto inizio dall'ingresso della mia casa. Vedove piangenti e pungenti l'un l'altra, tutte a vantarsi di esser state fecondate dal prode, d'esser state sue predilette. Come non invidiarlo; sicuramente non per il fatto di essersi creato un harem, ma per il carisma che infondeva a destra e a manca, spavaldo. Una lacrima anche sul mio viso, falsa. D'altronde io sono in qualche modo colpevole. Avevo giurato di non ricorrer mai alle maniere forti, né tantomeno di perdere il senno qualsiasi angherìa avessi dovuto sopportare, ma adesso non posso far altro che rimpoverare me stesso[?].
Non sono riuscito a nascondere, comunque, un ghigno di soddisfazione per il mio gesto a lavoro compiuto, mentre le povere sfortunate si accingevano tutt'intorno alla salma.
Una morte veloce e, forse, indolore, la sua...
Ciò che più mi ha dato fastidio, oltre al fatto di non provar rimorso, è che ho dovuto sorbirmi quei pianti, quasi fossero ronzìi, che ho dovuto consolare, fingere di star male, d'esser trafitto nel cuore.
Ma ad esser trafitto era stato il mio braccio, il mio povero braccio. Quel bastardo di un essere non doveva.
In preda ad un raptus che neanch'io riuscirei a giustificare (o forse sì), mi allontano, furtivo, dal crocchio formatosi, ormai alquanto fastidioso. Mentre la mia mano, la destra per la precisione, cercava di riappropriarsi dell'arma da me utilizzata per il gesto atroce, non risparmiavo le addolorate di sguardi caritatevoli come a dir loro d'esser a disposizione per ogni qualsiasi richiesta. Ma l'idea poco raziocinata andava consumandosi all'interno della mia mente..."Sì Ale, conta fino a tre....uno...sì, così...due...bravo...e tre!". Ecco che, cogliendo di sorpresa tutti, anche i miei poveri genitori che, non avendo il coraggio di restare nella stanza mortuaria, si erano spostati in soggiorno, lancio il mio grido propizioatorio, lo stesso che aveva preceduto la morte del Bastardo. Panico fra i presenti, risa fra me e me, mentre con furia sferzo colpi di qua e di là. Nemmeno soddisfazione questa volta: tutto è stato troppo breve e le vedove erano al suolo in un lagho di sangue.
Nessuno sfugge alla mia pantofola. Nessuno, nessuno e nessuno. Povere zanzare, ecco ciò che meritate. E lui, lo Zanzarone, che comunque, anche se è stato il primo a lasciarci, ha marcato vistosamente il mio braccio al suo passaggio, ha ricevuto la giusta mercede: Chi di sangue ferisce....nel sangue perisce. Oh.
Adesso un po' di crema e tutto passa, ormai solo per me.
NB: Se il WWF avesse qualcosa da ridire contro lo sterminio di questi esseri, è pregato di far un passo di lato, lasciandoci liberi di far valere il nostro diritto alla salute.
Permalink ?
commenti (11)?
commenti (11)(popup)
categoria :
stranezze, vaneggiando