Che parola...che parola! Emozione? Nu. Quasi angoscia la mia. Sì...15 giorni sono passati e mi è toccato tornare a scaldare quella sedia e scribacchiare quel banco. Pazienza. Dovevo, prima o poi. Sotto la scuola, il luogo di raduno di una piccola combriccola della mia classe, i primi abbracci. Son tornato. Già. Commeniti inevitabili e frasette sul mio nasino (ino ino *.*) mi hanno accompagnato fino su in classe. Secondo piano. Lì il resto dei miei compagnussoli. Altri saluti e chiacchieratine varie. Poi mi si ferma il cuore....DRIIIIN!!! Suona. Iniziano le lezioni ed io non ero per niente disposto. Resto chiuso nel mio solito passivismo che mi fa apparire buono buono e tengo duro. Filosofia...storia....scienze della terra...latino...non passava mai il tempo. Ma vabè...ce l'ho fatta oggi. E dovrò anche domani, dopo domani, il giorno appresso...
Tutto sommato son felice della routine giornaliera anche se una nota amara la colgo in tutto...
Malloppi delle più svariate materie da recuperare per le imminenti verifiche della settimana prossima. Impresa. Eh...ma credo di farcela. Io barcollo ma non mollo. EhEh!
Intanto oggi ho studiato...storia...il libro aperto sulla pancia ed io spaparanzato sul divano a dormire fino alle 19.00 ora del mio improvviso risveglio per una telefonata Top Secret (la mamma =_="").
Ho cominciato bene? A voi la parola...
Io da solo. In quella fredda stanza oscura con un grande lampione che sembrava dovesse crollarti addosso da un momento all'altro. Parole dolci uscite dalla bocca di un'infermiera echeggiavano nel mio cervello sempre più offuscato da un liquido iniettatomi. Mi sforzavo di rimanere sveglio. C'ero quasi riuscito. Piego la testa verso destra e scorgo il primario, quel buon uomo dalla faccia tonda e dall'aria da bonaccione, intento a confabulare con una dottoressa, presumo, ed ad armeggiare con chissà quali arnesi. L'infermiera mi risistema il capo. Non posso far altro che fissare il soffitto. Mi legano le gambe e le braccia con delle cinghie in cuoio. Poi buio...non ricordo più nulla. Dopo tempo, 45 minuti dicono, mi ritrovo su un lettino a lamentarmi per un impertinente mal di testa. Resisto. Non potevo respirare se non con la bocca sì da ritrovarmela ora quasi inutilizzabile per quanto asciutta. Brucia la gola. Gli occhi gonfi li tenevo aperti a stento. Mi sentivo ancora intontito e non riuscivo a far un discorso concreto senza mangiarmi qualche parola o sostituirla. Come se non bastasse qualche linea sottile di febbre a farmi girar la testa...
Sono qua. Il naso è quello di una volta. Anche se ancora pieno di tamponi d'ogni sorta, ce l'ho come prima. Lo sento di nuovo mio.
Ricomincia la vita di tutti i giorni! Posso ben dire di aver chiuso un altro dei capitoli bui della mia vita...almeno spero.
Son 18. Il 2 di ottobre sono diventati 18. Sì, diciotto anni fa alle 15.20 un nuovo bimbo vedeva nuova luce...
Quale miglior evento per regalarmi un blog? Non credo ce ne siano migliori. E di cosa parliamo tanto per cominciare? Beh! Io son diverso dagli altri e non mi conformo a tutti quei messaggini del tipo" Che ne pensate di questa roba?" o altro. Passo al sodo.
03/10/87
Inferno.
Stavamo andando allegramente a scuola. Io e tre miei amici. Una macchina. La madre di un mio amico al volante. Pioggia, leggera, quasi inesistente. Una curva, maledetta. Asfalto bagnato. Un camion di grosse dimensioni sbuca d'improvviso. Un tocco di freni azzardata. Un botto sommesso. Grida. Paura. Dolore. Io dal sedile posteriore volo sul cruscotto. Due miei amici attutiscono l'impatto con lo zaino. Al volante la donna sbatte violentemente. Il figlio picchia sul parabrezza. Silenzio...
Sirene. Vociare. Solo confusione la nostra. Lungo trasporto in ambulanza. Ecco. L'ospedale e il profumo di disinfettanti. Cominciamo a riprenderci...
Attimi convulsi quelli che abbiamo vissuto per una buona oretta. Ognuno che si preoccupava dell'amico e mai di se stesso (chiedetevi cosa sia un legame d'amicizia adesso.). Ma gli occhi puntati là. Verso una porta e verso la luce rossa. Attendevamo notizie. Un "beeeeeeeeeeeeep" sommesso trafigge i nostri cuori. Strazio. La signora è deceduta...
Un'intera giornata passate fra quelle mura in mezzo ad un nervosismo ed un dolore malsano. Noi quattro ragazzi quasi praticamenti illesi. La donna morta.
E dir che era una giornata come tutte le altre! Destino? Era arrivato il momento per la signora? Così presto? O era un avvertimento per qualcuno che finora ha solo disprezzato la vita? Se così, perchè non pagarne direttamente io le pene?
Tutto questo mi sconforta...